Ho festeggiato l’elezione di Marta come rappresentante di classe, ma di solito non parlo molto spesso di quote rosa o diversity. Però non posso non notare, come tutti, quanto poco siano rappresentate le donne – rispetto a quanto se ne parla – nelle posizioni decisionali. Nel settore pubblico, come in quello privato.
Di solito però do la colpa alle donne. Perché è più facile dire che non c’è spazio che provarci (avevo parlato di quote rosa su La Stampa, un anno fa).
È per questo che parlarvi di Chiara secondo me potrebbe chiarire qualche dubbio su come le donne possono fare la loro parte per cambiare le cose senza aspettare che siano gli uomini a far loro spazio.
L’Executive MBA che sto frequentando è quello serale. Andiamo a lezione tre sere alla settimana, più due sabato al mese. Uno dei due è quello in cui facciamo un esame.
Mi diverto quando qualcuno mi chiede come faccio io a fare tutto perché posso rispondere che ci riesco solo grazie a Maurizio, mio marito.
Quando ho fatto il colloquio di ammissione mi sono stupita di una sola domanda:
suo marito è d’accordo?
Certo che lo è.
Poi ho scoperto non essere stata la sola a stupirmene, ma poi ho capito anche perché: l’impegno che questo corso di studi prevede non si affronta da soli.
Sì la domanda è stata fatta sia ai miei compagni che alle mie compagne di classe, senza distinzione. Le donne nella mia classe sono 8, gli uomini 40. Perché le donne non sono di più? Sì, è un percorso che richiede impegno, ma per tutti. Cosa c’entra il genere?
Chiara ha fatto il test di ammissione a maggio, lo ha superato e ha formalizzato l’iscrizione.
Un bell’impegno. Non solo economico.
A luglio ha scoperto di essere incinta. Le lezioni sono iniziate a settembre.
Michele è nato a febbraio. Chiara è stata via solo tre settimane, di cui due le ha passate in ospedale perché Michele è nato prematuro. Ha saltato solo un esame che ha recuperato il mese successivo.
A settembre è tornata anche in ufficio.
Ora, chiedetele: come fa a fare tutto?
Ecco, io questa cosa qui l’ho scritta anche sul Financial Times, più o meno. Ma lì ho dovuto aggiungere un pezzo. Mi hanno chiesto di spiegare come mai pensassi che Chiara fosse un buon esempio.
Non lo capivano.
Allora ho aggiunto che qui, in Italia, se Chiara avesse deciso di ritirarsi nessuno l’avrebbe biasimata. E il post è andato subito online.
SULLO STESSO ARGOMENTO (FORSE):
Tagged: donne italiane, lavoro, MBA
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Perché le #pariopportunita sono (anche) una questione di coppia
Perché la #maternita è un master (ma qui è un MBA)
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Peccato non si ponga la domanda:”Suo figlio è d’accordo?”. La risposta sarebbe istruttiva, se solo a qualcuno interessasse.
ciao Ilaria,
fai la stessa domanda che hanno spesso fatto più volte a me: trovi qualche dettaglio nei commenti qua, se ti va,
divertiti e non prendertela troppo
tu, per esempio, che strada hai scelto?
tuo figlio/tua figlia è d’accordo?
Una strada bella, con un lavoro stimolante, ma che mi tiene fuori casa 7-8 ore al giorno, massimo 9. Sto anche prendendo la terza laurea, guarda un po’; mi manca solo la tesi, che farò con molta calma, perché prima viene e verrà sempre il mio bambino. Mio figlio ha due anni e mezzo e se stessi lontana da lui tutta la giornata, senza nemmeno metterlo a letto per più giorni a settimana, credo impazzirei. E mi rifiuto di prendere come buon esempio chi fa figli senza mettere minimamente da parte qualcosa, come fossero trofei da mostrare e non persone da crescere.